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GUIDE PRATICHE

Guide pratiche per Leasing, Noleggio Operativo e Agevolazioni

Guide pratiche per Leasing, Noleggio Operativo e Agevolazioni

Credito, leasing e noleggio operativo: guide che ti fanno decidere più veloce.

Articoli rapidi e applicabili: cosa chiedono davvero gli istituti, come preparare una richiesta pulita e come sfruttare incentivi e benefici fiscali senza perdere tempo.

Guide brevi, checklist e esempi reali per PMI e fornitori: capisci cosa serve, quanto ci vuole e quale strada conviene (prima di perdere tempo con richieste a vuoto

In Evidenza

a blurry photo of a city street at night
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Quando un imprenditore cerca finanza urgente, di solito non lo fa “per scelta”: lo fa perché la cassa non è più comoda. Un incasso slitta, una scadenza arriva prima del previsto, oppure si accumulano uscite ravvicinate. In questi casi serve un percorso semplice: capire il fabbisogno reale, preparare i documenti minimi e scegliere il canale più adatto.



1) Prima verità: non ti serve “un prestito”, ti serve governare la cassa



La finanza urgente funziona meglio se prima metti ordine sulla cassa. Il primo passo è costruire un piano di cassa essenziale su 8–13 settimane, anche su un foglio.


Tre elementi da segnare con precisione:


  • Incassi attesi e date (quando entrano davvero).

  • Pagamenti e date (fornitori, IVA, contributi, canoni, stipendi).

  • Voci che assorbono liquidità (magazzino, lavori in corso, crediti).



Questo passaggio serve per definire il fabbisogno: quanto ti serve, quando ti serve e per quanto tempo. Senza questa base, la richiesta di finanza rischia di essere poco credibile o sovradimensionata.



2) KPI e rating: cosa guarda chi deve dirti sì (e come lo migliori)



Chi eroga finanza guarda soprattutto la sostenibilità: la capacità di rientrare e la stabilità dei flussi. In pratica valuta numeri, andamento e coerenza tra richiesta e situazione aziendale.


Cose che aiutano in modo concreto:


  • Ridurre irregolarità e sconfinamenti: la continuità dei comportamenti conta.

  • Presentare un prospetto di cassa: dimostra controllo e pianificazione.

  • Spiegare eventuali anomalie: un ritardo di un cliente, un investimento una tantum, un picco stagionale.



Oltre ai numeri di bilancio, conta anche la “storia” che emerge dalle banche dati creditizie. Per questo è utile sapere cosa risulta su impresa e titolari prima di avviare una richiesta.



3) Quando è (quasi) impossibile ottenere finanza urgente



Esistono situazioni in cui ottenere finanza in tempi rapidi diventa molto difficile o possibile solo a condizioni poco sostenibili. Alcuni casi tipici:


  • Presenza di sofferenze o posizioni deteriorate rilevanti.

  • Procedure o contenziosi che mettono in dubbio la continuità aziendale.

  • Bilanci molto compromessi senza un piano credibile.



In questi casi, il punto non è “trovare qualcuno che eroga comunque”, ma scegliere una strategia sostenibile: spesso serve prima mettere in sicurezza la posizione e poi lavorare sulla finanziabilità.



4) La raccolta documentale minima che accelera davvero



La velocità dipende molto da quanto la documentazione è completa. In urgenza, il problema più comune è perdere tempo con integrazioni continue.


Documenti minimi indispensabili:


  • Visura camerale

  • Documenti d’identità

  • Ultime due dichiarazioni dei redditi o bilanci

  • Provvisorio dell’ultima annualità non ancora depositata (situazione contabile aggiornata)



Se questi documenti sono pronti, la valutazione diventa più rapida e la pratica è più gestibile.



5) Controlla cosa risulta su di te (prima che lo facciano gli altri)



Per accelerare, è utile verificare autonomamente i dati disponibili nelle banche dati. Questo riduce il rischio di scoprire problemi a metà percorso.


Link utili:


  1. Centrale dei Rischi (Banca d’Italia – accesso SPID)

    https://registration.bancaditalia.it/newRegistration/access/loginSpid.action?resource_url=https%253A%252F%252Farteweb.bancaditalia.it%252Farteweb-fe-web%252FreservedArea%252Fcr&loginError=

  2. SIC (CTC online)

    https://consumatore.ctconline.it/sic



Questa verifica serve per capire se ci sono segnalazioni, esposizioni o elementi che possono rallentare o bloccare la richiesta.



6) I canali: veloce vs economico (e cosa conviene in urgenza)



In finanza urgente c’è quasi sempre un compromesso tra tempi e costo. I canali principali si possono leggere così:


  • Fintech: spesso più veloci, ma in genere più costose e più selettive.

  • Banche locali già conosciute: possono valorizzare la relazione, ma spesso sono più lente nei processi.

  • Banche tradizionali tramite mediatore: in molti casi risultano più veloci perché la pratica arriva già ordinata e completa.



La scelta non va fatta “a sensazione”. Va fatta in base a documenti disponibili, profilo creditizio, urgenza e sostenibilità.



7) La leva spesso sottovalutata: liquidità con leaseback operativo



Se l’azienda possiede beni strumentali già in uso e presenti nel libro cespiti, una soluzione possibile è il leaseback (sale & lease back). Funziona così:


  • l’azienda vende il bene a una società di leasing,

  • ottiene liquidità,

  • continua a usare il bene pagando un canone.



È una strada utile quando serve liquidità senza interrompere l’operatività. Va valutata caso per caso, in base al tipo di bene, al valore e alla sostenibilità del canone.



8) Se la P.IVA non si finanzia: valutazione su codice fiscale (ultima istanza)



Se non è possibile finanziare la partita IVA, si può valutare una soluzione su codice fiscale tramite partner che erogano prestiti personali. È un’opzione di ultima istanza e va gestita con attenzione, perché trasferisce l’impegno direttamente sulla persona.


La regola pratica è verificare che la rata sia sostenibile anche in uno scenario prudente (incassi in ritardo, mesi difficili). Se non lo è, la soluzione rischia di diventare un problema aggiuntivo.




Box pratico: cosa fare domani mattina



  1. Scrivi un piano di cassa su 8–13 settimane.

  2. Prepara la documentazione minima (visura, ID, ultime due annualità, provvisorio).

  3. Controlla Centrale dei Rischi / SIC con i link indicati.

  4. Scegli il canale (fintech / banca relazione / banca tramite mediatore) in base a urgenza e costo.

  5. Valuta il leaseback se hai beni a cespite e ti serve liquidità senza fermarti.




Errori tipici da evitare



  • Chiedere un importo senza spiegare fabbisogno e rientro.

  • Mandare documenti in modo incompleto o a più riprese.

  • Ignorare segnalazioni o informazioni presenti nelle banche dati.




Takeaway finale



La finanza urgente si ottiene più facilmente quando la richiesta è ordinata: fabbisogno chiaro, documenti pronti, canale adatto e sostenibilità dimostrabile. Se serve, MCF può valutare più alternative e scegliere il percorso più compatibile con tempi e situazione.



FAQ



Quanto ci vuole davvero? Dipende da documenti, profilo e canale. Con documentazione completa si accelera.

Fintech conviene? Se la priorità è il tempo e il costo è sostenibile.

Il leaseback su usato si può fare? Spesso sì, se il bene è tracciabile e valorizzabile, ma va valutato caso per caso.


Fonti: indicazioni operative su accesso a Centrale dei Rischi e SIC e principi generali di valutazione creditizia, KPI e leaseback.

green and white ceramic figurine
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Se hai in programma di comprare macchinari, attrezzature o tecnologia per far crescere la tua azienda, il 2026 parte con una notizia concreta: la “Nuova Sabatini” ha risorse rifinanziate e, allo stesso tempo, restano in campo i crediti d’imposta legati alle aree agevolate (ZES e ZLS). Il punto, però, non è “sapere che esistono”: è capire come si incastrano con il leasing, quali imprese possono beneficiarne e come evitare l’errore più comune, cioè muoversi tardi e dover rifare i conti a investimento già deciso.


Che cosa cambia nel 2026: quadro rapido e senza fumo

La Nuova Sabatini è una misura del MIMIT pensata per facilitare l’accesso al credito delle PMI che investono in beni strumentali, sia acquistati sia acquisiti in leasing. È un incentivo “finanziario”, perché si traduce in un contributo calcolato sugli interessi convenzionali del finanziamento/leasing. Il MIMIT lo indica esplicitamente: la misura sostiene l’acquisto o l’acquisizione in leasing di macchinari, impianti, attrezzature, hardware e anche software/tecnologie digitali. 


Sul fronte territoriale, il credito d’imposta ZES Unica viene esteso agli anni 2026, 2027 e 2028, con investimenti agevolabili dal 1° gennaio 2026 al 15 novembre 2028 e limiti di spesa annuali indicati nei dossier parlamentari. 

Per le ZLS, la legge di bilancio 2026 conferma un credito d’imposta dedicato alle imprese che operano o si insediano in queste aree, con un limite di spesa annuo (indicazione sempre nei dossier). 


Nuova Sabatini: perché è utile (soprattutto se fai leasing)

La Sabatini è spesso raccontata come “sconto sugli interessi”, e in sostanza è così: il contributo è calcolato su un piano di ammortamento convenzionale quinquennale, con tassi di riferimento (per esempio 2,75% per investimenti ordinari e 3,575% per 4.0/green, secondo le FAQ MIMIT). 

La parte che interessa davvero chi fa investimenti operativi è questa: il beneficio è disponibile anche quando l’azienda acquisisce il bene tramite leasing, non solo quando lo compra con finanziamento bancario tradizionale. 


In pratica, se una PMI vuole aggiornare un centro di lavoro, un impianto, un parco macchine o una linea produttiva, il leasing resta uno strumento naturale (per cassa e pianificazione) e la Sabatini diventa un acceleratore che riduce il “costo finanziario” complessivo dell’operazione.


ZES e ZLS: quando il credito d’imposta diventa un vantaggio reale

Qui la logica cambia: non stai abbattendo il costo degli interessi, stai ottenendo un credito d’imposta commisurato agli investimenti, ma solo se l’impresa è localizzata (o si insedia) nelle aree ammesse e rispetta regole e finestre operative.


Per la ZES Unica, l’Agenzia delle Entrate spiega il perimetro dell’agevolazione e chiarisce anche un punto pratico importante: il credito è cumulabile nei limiti delle spese effettivamente sostenute e con altre misure agevolative, con le condizioni previste dalla disciplina. 

La legge di bilancio 2026, come riportato nei dossier, estende la misura al triennio 2026–2028 e definisce i tetti di spesa annuali. 


Per le ZLS, esiste un credito d’imposta annuale con tempistiche e comunicazioni dedicate (Agenzia delle Entrate e portale incentivi riportano l’impostazione per l’annualità 2025; per il 2026 conviene tenere monitorati provvedimenti e finestre aggiornate). 


La domanda chiave per una PMI non è “ZES o Sabatini?”, ma “posso costruire un percorso che massimizzi l’investimento senza stressare cassa e senza sbagliare il timing delle richieste?”.


Cumulo Sabatini + ZES/ZLS: si può, ma con regole chiare

Qui serve un messaggio semplice e prudente: la Nuova Sabatini è cumulabile con altri aiuti di Stato a condizione di non superare le intensità massime previste dalle regole applicabili. 

Dal lato ZES, la cumulabilità è prevista entro condizioni e limiti (spese effettive, intensità, disciplina UE di riferimento). 


Tradotto in lingua “da imprenditore”: spesso il cumulo è possibile, ma non si improvvisa. Va impostato prima di firmare ordini e contratti, perché il modo in cui strutturi investimento, preventivi, contratti di leasing e cronoprogramma può fare la differenza tra incentivo utilizzabile e incentivo “sulla carta”.


Come aggiornare le offerte MCF per PMI in ZES/ZLS (cosa comunicare ai clienti)

Se stai parlando con una PMI localizzata in ZES Unica o in un’area ZLS, la comunicazione commerciale più utile non è “abbiamo l’incentivo”, ma “ti costruiamo il percorso giusto tra investimento, leasing e tempi”. Tre messaggi devono passare chiari.


Primo: la Nuova Sabatini può supportare l’investimento anche se il bene viene acquisito in leasing, quindi non stai scegliendo tra agevolazione e strumento finanziario: puoi usare il leasing e, se ci sono i requisiti, ottenere anche il contributo. 

Secondo: se sei in ZES Unica, il 2026 è un anno “buono” per pianificare investimenti perché la misura è estesa al 2026–2028 (con regole e tetti annuali), ma la gestione delle comunicazioni e delle finestre è parte dell’operazione, non un dettaglio. 

Terzo: per le ZLS vale lo stesso approccio “a calendario”: le annualità hanno finestre operative e serve prepararsi per tempo, evitando di arrivare a ridosso delle scadenze con documenti incompleti. 


Il risultato pratico è che MCF può presentarsi come “cassa di risonanza” di tutte le alternative: leasing per i beni strumentali, Sabatini per ridurre il costo finanziario, e ZES/ZLS per valorizzare la localizzazione dell’impresa quando c’è diritto al credito d’imposta.


Fonti

MIMIT – Nuova Sabatini (beni strumentali, anche in leasing) e FAQ su calcolo/cumulo. 

MEF e dossier parlamentari legge di bilancio 2026 (estensione credito ZES Unica 2026–2028; credito ZLS). 

Agenzia delle Entrate – pagine operative su credito ZES (cumulabilità) e ZLS (modalità/finestre per annualità). 



gold spiral light bulb on black surface
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Iper‑ammortamento leasing: guida alla maxi‑deduzione 2026


Nel quadro della nuova Legge di Bilancio 2026, il governo italiano ha scelto di abbandonare i crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 e di reintrodurre un meccanismo ben noto alle imprese: l’iper‑ammortamento.  Questo strumento consente di maggiorare il costo di acquisizione di beni strumentali nuovi ai fini fiscali, aumentando quindi la quota di ammortamento deducibile.  La misura, che torna in una versione aggiornata e pluriennale, è pensata per accelerare gli investimenti in digitalizzazione e trasformazione ecologica e si applica anche agli asset acquistati tramite leasing finanziario .


Cosa cambia rispetto ai crediti d’imposta


Con la manovra 2026 viene meno la complessa logica dei crediti d’imposta 4.0/5.0: l’impresa, anziché maturare un credito fiscale da spendere in compensazione, potrà dedurre una quota maggiorata del costo dell’investimento direttamente dal reddito.  Questo comporta un risparmio immediato sulle imposte (IRES/IRPEF) e rende più semplice la gestione contabile.  La legge prevede che l’iper‑ammortamento spetti per investimenti effettuati dal 1 gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con la condizione che gli ordini siano accettati e che sia versato un acconto di almeno il 20 % entro la fine del periodo .


Aliquote e tetti di investimento


Per gli investimenti “standard” in beni 4.0 – ossia macchinari, impianti e software indicati negli allegati A e B della legge – l’iper‑ammortamento è scalare: la maggiorazione diminuisce al crescere del valore totale degli acquisti.  La bozza della manovra prevede le seguenti aliquote, confermate da un dossier di Vitale Associati:

• 180 % di maggiorazione per la quota d’investimento fino a 2,5 milioni di euro;

• 100 % di maggiorazione per la parte compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro;

• 50 % di maggiorazione per la parte compresa tra 10 e 20 milioni di euro.


Queste percentuali rappresentano l’incremento da applicare al costo storico ai fini fiscali: per esempio, un macchinario da 1 milione di euro iscritto a bilancio potrà essere ammortizzato come se costasse 2,8 milioni (1 milione × (1 + 180 %)).  Considerando l’aliquota IRES del 24 %, i tecnici stimano un risparmio fiscale equivalente a circa il 43,2 % della spesa per la fascia fino a 2,5 milioni , che scende al 24 % e 12 % rispettivamente per le fasce successive.


È importante notare che l’iper‑ammortamento non si applica oltre i 20 milioni per singolo investimento e non è cumulabile con i vecchi crediti d’imposta per gli stessi beni.  La norma richiede inoltre che i beni siano nuovi e prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo; sono esclusi personal computer, tablet, smartphone e altre periferiche d’uso generico .


Leasing e noleggio operativo: opportunità per le imprese


Uno degli elementi più rilevanti per gli operatori del leasing è l’estensione dell’iper‑ammortamento anche ai beni acquisiti tramite locazione finanziaria.  Fisco e Tasse chiarisce che la maxi‑deduzione può essere fruita dal locatario in relazione alle quote di ammortamento calcolate sul valore normale del bene e alla quota capitale dei canoni versati  .  In pratica, le imprese che scelgono il leasing potranno beneficiare della stessa maggiorazione prevista per gli acquisti diretti, spalmandola sui canoni nel corso della durata contrattuale.


Per massimizzare il beneficio fiscale, è consigliabile:

1. Verificare l’eleggibilità del bene: il macchinario o software deve rientrare negli allegati A o B e deve essere interconnesso ai sistemi aziendali per poter essere classificato come bene 4.0 .

2. Predisporre la documentazione: occorre conservare l’ordine, le conferme del venditore e il pagamento dell’acconto del 20 % entro le scadenze.  È inoltre previsto l’obbligo di trasmettere al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) una comunicazione preventiva e una successiva al completamento dell’investimento, come già avviene per i crediti d’imposta .

3. Coordinarsi con la Nuova Sabatini: l’iper‑ammortamento è cumulabile con i contributi in conto interessi della Nuova Sabatini, a condizione che il cumulo non superi il costo complessivo del bene .  Per le PMI che ricorrono al leasing, la combinazione di maxi‑deduzione e contributo Sabatini può ridurre sensibilmente il costo reale dell’investimento.


Perché conviene e a chi si rivolge


L’iper‑ammortamento favorisce soprattutto le aziende che hanno utili capienti da compensare e che intendono investire in tecnologie abilitanti: robotica collaborativa, machine learning, cybersecurity, realtà aumentata, macchine utensili interconnesse e infrastrutture 5G sono alcuni esempi di beni agevolabili .  Grazie alla maggiore certezza delle aliquote e all’orizzonte temporale pluriennale (fino a fine settembre 2028), le imprese possono pianificare investimenti di lungo periodo senza la paura di perdere l’incentivo.


Per chi opera nel leasing, il consiglio è di strutturare offerte che evidenzino il risparmio fiscale generato dalla maxi‑deduzione e di affiancare il cliente nella certificazione tecnica e nelle comunicazioni obbligatorie.  Un approccio consulenziale, che integri tecnologia e sostenibilità, renderà più facile spiegare ai clienti il vantaggio competitivo derivante dall’iper‑ammortamento.


Conclusioni


La reintroduzione dell’iper‑ammortamento segna un ritorno a strumenti più semplici e immediati per stimolare gli investimenti.  Con aliquote fino al 180 % e la possibilità di sfruttare il beneficio anche tramite leasing, le imprese potranno dotarsi di macchinari e software avanzati riducendo sensibilmente l’imponibile.  È essenziale, però, pianificare per tempo gli ordini e predisporre la documentazione, al fine di rispettare i requisiti normativi e non perdere un’opportunità che potrebbe non ripresentarsi a breve.


Maggiorazioni green: incentivi rafforzati per la transizione ecologica


Accanto alle aliquote “standard”, la Legge di Bilancio 2026 introduce una versione potenziata dell’iper‑ammortamento per investimenti che conseguano un risparmio energetico tangibile.  Questa maggiorazione – spesso definita green – nasce con l’obiettivo di allineare gli incentivi fiscali al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e agli obiettivi europei di neutralità climatica.


Cosa rientra nella categoria “green”


Secondo il dossier di Vitale Associati, sono considerati investimenti green quelli rivolti a beni materiali e immateriali che producono energia da fonti rinnovabili o migliorano l’efficienza energetica del processo produttivo.  Per accedere alle aliquote potenziate occorre dimostrare:

• una riduzione dei consumi energetici del sito produttivo pari o superiore al 3 %, oppure

• una riduzione dei consumi energetici specifici dei processi interessati pari o superiore al 5 %.


I beni devono inoltre essere interconnessi ai sistemi aziendali e sono richieste certificazioni rilasciate da un organismo autorizzato che attesti il risparmio energetico conseguito.  Questo requisito mira a evitare abusi e ad orientare le imprese verso investimenti realmente sostenibili.


Aliquote rafforzate


Per gli investimenti che rispettano i criteri di efficienza energetica, la norma prevede aliquote più elevate rispetto alla scala standard.  In particolare, le maggiorazioni sono:

• 220 % di maggiorazione per la parte di investimento fino a 2,5 milioni di euro;

• 140 % per la quota compresa fra 2,5 e 10 milioni di euro;

• 90 % per la parte compresa fra 10 e 20 milioni di euro.


Queste percentuali permettono di dedurre dal reddito un costo fiscalmente riconosciuto oltre il doppio del prezzo di acquisto.  Per un impianto da 1 milione di euro che genera un risparmio energetico conforme, l’azienda potrà ammortizzare un importo di 3,2 milioni (1 milione × (1 + 220 %)).  Un risparmio significativo che, grazie al leasing, può essere ripartito sui canoni versati.


Requisiti e procedure


Oltre alla dimostrazione del risparmio energetico, gli investimenti green devono rispettare i requisiti previsti per l’iper‑ammortamento standard: beni nuovi, prodotti nell’UE/SEE, interconnessione ai sistemi aziendali e comunicazioni al MIMIT.  La certificazione del risparmio energetico deve essere rilasciata da soggetti accreditati e allegata alla documentazione che accompagna il bene.


È consigliabile coinvolgere consulenti specializzati per:

1. Valutare l’effettivo risparmio energetico ex ante, simulando l’impatto dell’investimento sul fabbisogno energetico aziendale.

2. Selezionare beni idonei: pompe di calore ad alta efficienza, macchine utensili a recupero di energia, sistemi di accumulo, software di gestione energetica e impianti fotovoltaici integrati.

3. Gestire le certificazioni: il certificatore deve attestare non solo la riduzione dei consumi, ma anche il rispetto dei parametri di interconnessione e di monitoraggio.


Implicazioni per il leasing e la filiera


Le aliquote green rendono particolarmente conveniente il leasing operativo di impianti ad alta efficienza.  I fornitori di macchinari “green” possono strutturare pacchetti che includano la consulenza energetica e la certificazione, mentre i broker di leasing possono differenziare l’offerta in base alle soglie d’investimento.  La comunicazione del risparmio energetico ottenuto diventa un argomento di marketing per attrarre clienti attenti alla sostenibilità.


Va ricordato che, durante l’iter parlamentare, alcune versioni del disegno di legge ipotizzavano la cancellazione delle maggiorazioni green .  La norma definitiva, però, conferma la volontà di premiare gli investimenti che riducono i consumi energetici e sostiene la transizione ecologica.  Restano possibili ulteriori chiarimenti con i decreti attuativi: per questo è utile monitorare le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e del MIMIT.


Conclusioni


Le maggiorazioni green rappresentano un incentivo potente per orientare gli investimenti verso la sostenibilità.  Con aliquote fino al 220 %, le aziende che installano impianti e software ad alta efficienza possono ridurre il carico fiscale e contemporaneamente abbattere la bolletta energetica.  L’integrazione con il leasing permette di diluire l’onere finanziario, mentre la certificazione del risparmio energetico assicura trasparenza e coerenza con gli obiettivi ambientali del Paese.  Chi opera nel settore del leasing strumentale ha quindi l’opportunità di diventare partner della transizione ecologica, offrendo non solo beni ma anche competenze e servizi per cogliere al meglio questo incentivo.



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Finanza urgente: un percorso semplice (e realistico) per sbloccare liquidità in azienda

Quando un imprenditore cerca finanza urgente, di solito non lo fa “per scelta”: lo fa perché la cassa non è più comoda. Un incasso slitta, una scadenza arriva prima del previsto, oppure si accumulano uscite ravvicinate. In questi casi serve un percorso semplice: capire il fabbisogno reale, preparare i documenti minimi e scegliere il canale più adatto.



1) Prima verità: non ti serve “un prestito”, ti serve governare la cassa



La finanza urgente funziona meglio se prima metti ordine sulla cassa. Il primo passo è costruire un piano di cassa essenziale su 8–13 settimane, anche su un foglio.


Tre elementi da segnare con precisione:


  • Incassi attesi e date (quando entrano davvero).

  • Pagamenti e date (fornitori, IVA, contributi, canoni, stipendi).

  • Voci che assorbono liquidità (magazzino, lavori in corso, crediti).



Questo passaggio serve per definire il fabbisogno: quanto ti serve, quando ti serve e per quanto tempo. Senza questa base, la richiesta di finanza rischia di essere poco credibile o sovradimensionata.



2) KPI e rating: cosa guarda chi deve dirti sì (e come lo migliori)



Chi eroga finanza guarda soprattutto la sostenibilità: la capacità di rientrare e la stabilità dei flussi. In pratica valuta numeri, andamento e coerenza tra richiesta e situazione aziendale.


Cose che aiutano in modo concreto:


  • Ridurre irregolarità e sconfinamenti: la continuità dei comportamenti conta.

  • Presentare un prospetto di cassa: dimostra controllo e pianificazione.

  • Spiegare eventuali anomalie: un ritardo di un cliente, un investimento una tantum, un picco stagionale.



Oltre ai numeri di bilancio, conta anche la “storia” che emerge dalle banche dati creditizie. Per questo è utile sapere cosa risulta su impresa e titolari prima di avviare una richiesta.



3) Quando è (quasi) impossibile ottenere finanza urgente



Esistono situazioni in cui ottenere finanza in tempi rapidi diventa molto difficile o possibile solo a condizioni poco sostenibili. Alcuni casi tipici:


  • Presenza di sofferenze o posizioni deteriorate rilevanti.

  • Procedure o contenziosi che mettono in dubbio la continuità aziendale.

  • Bilanci molto compromessi senza un piano credibile.



In questi casi, il punto non è “trovare qualcuno che eroga comunque”, ma scegliere una strategia sostenibile: spesso serve prima mettere in sicurezza la posizione e poi lavorare sulla finanziabilità.



4) La raccolta documentale minima che accelera davvero



La velocità dipende molto da quanto la documentazione è completa. In urgenza, il problema più comune è perdere tempo con integrazioni continue.


Documenti minimi indispensabili:


  • Visura camerale

  • Documenti d’identità

  • Ultime due dichiarazioni dei redditi o bilanci

  • Provvisorio dell’ultima annualità non ancora depositata (situazione contabile aggiornata)



Se questi documenti sono pronti, la valutazione diventa più rapida e la pratica è più gestibile.



5) Controlla cosa risulta su di te (prima che lo facciano gli altri)



Per accelerare, è utile verificare autonomamente i dati disponibili nelle banche dati. Questo riduce il rischio di scoprire problemi a metà percorso.


Link utili:


  1. Centrale dei Rischi (Banca d’Italia – accesso SPID)

    https://registration.bancaditalia.it/newRegistration/access/loginSpid.action?resource_url=https%253A%252F%252Farteweb.bancaditalia.it%252Farteweb-fe-web%252FreservedArea%252Fcr&loginError=

  2. SIC (CTC online)

    https://consumatore.ctconline.it/sic



Questa verifica serve per capire se ci sono segnalazioni, esposizioni o elementi che possono rallentare o bloccare la richiesta.



6) I canali: veloce vs economico (e cosa conviene in urgenza)



In finanza urgente c’è quasi sempre un compromesso tra tempi e costo. I canali principali si possono leggere così:


  • Fintech: spesso più veloci, ma in genere più costose e più selettive.

  • Banche locali già conosciute: possono valorizzare la relazione, ma spesso sono più lente nei processi.

  • Banche tradizionali tramite mediatore: in molti casi risultano più veloci perché la pratica arriva già ordinata e completa.



La scelta non va fatta “a sensazione”. Va fatta in base a documenti disponibili, profilo creditizio, urgenza e sostenibilità.



7) La leva spesso sottovalutata: liquidità con leaseback operativo



Se l’azienda possiede beni strumentali già in uso e presenti nel libro cespiti, una soluzione possibile è il leaseback (sale & lease back). Funziona così:


  • l’azienda vende il bene a una società di leasing,

  • ottiene liquidità,

  • continua a usare il bene pagando un canone.



È una strada utile quando serve liquidità senza interrompere l’operatività. Va valutata caso per caso, in base al tipo di bene, al valore e alla sostenibilità del canone.



8) Se la P.IVA non si finanzia: valutazione su codice fiscale (ultima istanza)



Se non è possibile finanziare la partita IVA, si può valutare una soluzione su codice fiscale tramite partner che erogano prestiti personali. È un’opzione di ultima istanza e va gestita con attenzione, perché trasferisce l’impegno direttamente sulla persona.


La regola pratica è verificare che la rata sia sostenibile anche in uno scenario prudente (incassi in ritardo, mesi difficili). Se non lo è, la soluzione rischia di diventare un problema aggiuntivo.




Box pratico: cosa fare domani mattina



  1. Scrivi un piano di cassa su 8–13 settimane.

  2. Prepara la documentazione minima (visura, ID, ultime due annualità, provvisorio).

  3. Controlla Centrale dei Rischi / SIC con i link indicati.

  4. Scegli il canale (fintech / banca relazione / banca tramite mediatore) in base a urgenza e costo.

  5. Valuta il leaseback se hai beni a cespite e ti serve liquidità senza fermarti.




Errori tipici da evitare



  • Chiedere un importo senza spiegare fabbisogno e rientro.

  • Mandare documenti in modo incompleto o a più riprese.

  • Ignorare segnalazioni o informazioni presenti nelle banche dati.




Takeaway finale



La finanza urgente si ottiene più facilmente quando la richiesta è ordinata: fabbisogno chiaro, documenti pronti, canale adatto e sostenibilità dimostrabile. Se serve, MCF può valutare più alternative e scegliere il percorso più compatibile con tempi e situazione.



FAQ



Quanto ci vuole davvero? Dipende da documenti, profilo e canale. Con documentazione completa si accelera.

Fintech conviene? Se la priorità è il tempo e il costo è sostenibile.

Il leaseback su usato si può fare? Spesso sì, se il bene è tracciabile e valorizzabile, ma va valutato caso per caso.


Fonti: indicazioni operative su accesso a Centrale dei Rischi e SIC e principi generali di valutazione creditizia, KPI e leaseback.

green and white ceramic figurine
Nuova Sabatini e crediti d’imposta ZES/ZLS: come aggiornare (davvero) la strategia investimenti 2026 per le PMI

Se hai in programma di comprare macchinari, attrezzature o tecnologia per far crescere la tua azienda, il 2026 parte con una notizia concreta: la “Nuova Sabatini” ha risorse rifinanziate e, allo stesso tempo, restano in campo i crediti d’imposta legati alle aree agevolate (ZES e ZLS). Il punto, però, non è “sapere che esistono”: è capire come si incastrano con il leasing, quali imprese possono beneficiarne e come evitare l’errore più comune, cioè muoversi tardi e dover rifare i conti a investimento già deciso.


Che cosa cambia nel 2026: quadro rapido e senza fumo

La Nuova Sabatini è una misura del MIMIT pensata per facilitare l’accesso al credito delle PMI che investono in beni strumentali, sia acquistati sia acquisiti in leasing. È un incentivo “finanziario”, perché si traduce in un contributo calcolato sugli interessi convenzionali del finanziamento/leasing. Il MIMIT lo indica esplicitamente: la misura sostiene l’acquisto o l’acquisizione in leasing di macchinari, impianti, attrezzature, hardware e anche software/tecnologie digitali. 


Sul fronte territoriale, il credito d’imposta ZES Unica viene esteso agli anni 2026, 2027 e 2028, con investimenti agevolabili dal 1° gennaio 2026 al 15 novembre 2028 e limiti di spesa annuali indicati nei dossier parlamentari. 

Per le ZLS, la legge di bilancio 2026 conferma un credito d’imposta dedicato alle imprese che operano o si insediano in queste aree, con un limite di spesa annuo (indicazione sempre nei dossier). 


Nuova Sabatini: perché è utile (soprattutto se fai leasing)

La Sabatini è spesso raccontata come “sconto sugli interessi”, e in sostanza è così: il contributo è calcolato su un piano di ammortamento convenzionale quinquennale, con tassi di riferimento (per esempio 2,75% per investimenti ordinari e 3,575% per 4.0/green, secondo le FAQ MIMIT). 

La parte che interessa davvero chi fa investimenti operativi è questa: il beneficio è disponibile anche quando l’azienda acquisisce il bene tramite leasing, non solo quando lo compra con finanziamento bancario tradizionale. 


In pratica, se una PMI vuole aggiornare un centro di lavoro, un impianto, un parco macchine o una linea produttiva, il leasing resta uno strumento naturale (per cassa e pianificazione) e la Sabatini diventa un acceleratore che riduce il “costo finanziario” complessivo dell’operazione.


ZES e ZLS: quando il credito d’imposta diventa un vantaggio reale

Qui la logica cambia: non stai abbattendo il costo degli interessi, stai ottenendo un credito d’imposta commisurato agli investimenti, ma solo se l’impresa è localizzata (o si insedia) nelle aree ammesse e rispetta regole e finestre operative.


Per la ZES Unica, l’Agenzia delle Entrate spiega il perimetro dell’agevolazione e chiarisce anche un punto pratico importante: il credito è cumulabile nei limiti delle spese effettivamente sostenute e con altre misure agevolative, con le condizioni previste dalla disciplina. 

La legge di bilancio 2026, come riportato nei dossier, estende la misura al triennio 2026–2028 e definisce i tetti di spesa annuali. 


Per le ZLS, esiste un credito d’imposta annuale con tempistiche e comunicazioni dedicate (Agenzia delle Entrate e portale incentivi riportano l’impostazione per l’annualità 2025; per il 2026 conviene tenere monitorati provvedimenti e finestre aggiornate). 


La domanda chiave per una PMI non è “ZES o Sabatini?”, ma “posso costruire un percorso che massimizzi l’investimento senza stressare cassa e senza sbagliare il timing delle richieste?”.


Cumulo Sabatini + ZES/ZLS: si può, ma con regole chiare

Qui serve un messaggio semplice e prudente: la Nuova Sabatini è cumulabile con altri aiuti di Stato a condizione di non superare le intensità massime previste dalle regole applicabili. 

Dal lato ZES, la cumulabilità è prevista entro condizioni e limiti (spese effettive, intensità, disciplina UE di riferimento). 


Tradotto in lingua “da imprenditore”: spesso il cumulo è possibile, ma non si improvvisa. Va impostato prima di firmare ordini e contratti, perché il modo in cui strutturi investimento, preventivi, contratti di leasing e cronoprogramma può fare la differenza tra incentivo utilizzabile e incentivo “sulla carta”.


Come aggiornare le offerte MCF per PMI in ZES/ZLS (cosa comunicare ai clienti)

Se stai parlando con una PMI localizzata in ZES Unica o in un’area ZLS, la comunicazione commerciale più utile non è “abbiamo l’incentivo”, ma “ti costruiamo il percorso giusto tra investimento, leasing e tempi”. Tre messaggi devono passare chiari.


Primo: la Nuova Sabatini può supportare l’investimento anche se il bene viene acquisito in leasing, quindi non stai scegliendo tra agevolazione e strumento finanziario: puoi usare il leasing e, se ci sono i requisiti, ottenere anche il contributo. 

Secondo: se sei in ZES Unica, il 2026 è un anno “buono” per pianificare investimenti perché la misura è estesa al 2026–2028 (con regole e tetti annuali), ma la gestione delle comunicazioni e delle finestre è parte dell’operazione, non un dettaglio. 

Terzo: per le ZLS vale lo stesso approccio “a calendario”: le annualità hanno finestre operative e serve prepararsi per tempo, evitando di arrivare a ridosso delle scadenze con documenti incompleti. 


Il risultato pratico è che MCF può presentarsi come “cassa di risonanza” di tutte le alternative: leasing per i beni strumentali, Sabatini per ridurre il costo finanziario, e ZES/ZLS per valorizzare la localizzazione dell’impresa quando c’è diritto al credito d’imposta.


Fonti

MIMIT – Nuova Sabatini (beni strumentali, anche in leasing) e FAQ su calcolo/cumulo. 

MEF e dossier parlamentari legge di bilancio 2026 (estensione credito ZES Unica 2026–2028; credito ZLS). 

Agenzia delle Entrate – pagine operative su credito ZES (cumulabilità) e ZLS (modalità/finestre per annualità). 



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Come funaziona l'Iper‑ammortamento nel 2026

Iper‑ammortamento leasing: guida alla maxi‑deduzione 2026


Nel quadro della nuova Legge di Bilancio 2026, il governo italiano ha scelto di abbandonare i crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 e di reintrodurre un meccanismo ben noto alle imprese: l’iper‑ammortamento.  Questo strumento consente di maggiorare il costo di acquisizione di beni strumentali nuovi ai fini fiscali, aumentando quindi la quota di ammortamento deducibile.  La misura, che torna in una versione aggiornata e pluriennale, è pensata per accelerare gli investimenti in digitalizzazione e trasformazione ecologica e si applica anche agli asset acquistati tramite leasing finanziario .


Cosa cambia rispetto ai crediti d’imposta


Con la manovra 2026 viene meno la complessa logica dei crediti d’imposta 4.0/5.0: l’impresa, anziché maturare un credito fiscale da spendere in compensazione, potrà dedurre una quota maggiorata del costo dell’investimento direttamente dal reddito.  Questo comporta un risparmio immediato sulle imposte (IRES/IRPEF) e rende più semplice la gestione contabile.  La legge prevede che l’iper‑ammortamento spetti per investimenti effettuati dal 1 gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con la condizione che gli ordini siano accettati e che sia versato un acconto di almeno il 20 % entro la fine del periodo .


Aliquote e tetti di investimento


Per gli investimenti “standard” in beni 4.0 – ossia macchinari, impianti e software indicati negli allegati A e B della legge – l’iper‑ammortamento è scalare: la maggiorazione diminuisce al crescere del valore totale degli acquisti.  La bozza della manovra prevede le seguenti aliquote, confermate da un dossier di Vitale Associati:

• 180 % di maggiorazione per la quota d’investimento fino a 2,5 milioni di euro;

• 100 % di maggiorazione per la parte compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro;

• 50 % di maggiorazione per la parte compresa tra 10 e 20 milioni di euro.


Queste percentuali rappresentano l’incremento da applicare al costo storico ai fini fiscali: per esempio, un macchinario da 1 milione di euro iscritto a bilancio potrà essere ammortizzato come se costasse 2,8 milioni (1 milione × (1 + 180 %)).  Considerando l’aliquota IRES del 24 %, i tecnici stimano un risparmio fiscale equivalente a circa il 43,2 % della spesa per la fascia fino a 2,5 milioni , che scende al 24 % e 12 % rispettivamente per le fasce successive.


È importante notare che l’iper‑ammortamento non si applica oltre i 20 milioni per singolo investimento e non è cumulabile con i vecchi crediti d’imposta per gli stessi beni.  La norma richiede inoltre che i beni siano nuovi e prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo; sono esclusi personal computer, tablet, smartphone e altre periferiche d’uso generico .


Leasing e noleggio operativo: opportunità per le imprese


Uno degli elementi più rilevanti per gli operatori del leasing è l’estensione dell’iper‑ammortamento anche ai beni acquisiti tramite locazione finanziaria.  Fisco e Tasse chiarisce che la maxi‑deduzione può essere fruita dal locatario in relazione alle quote di ammortamento calcolate sul valore normale del bene e alla quota capitale dei canoni versati  .  In pratica, le imprese che scelgono il leasing potranno beneficiare della stessa maggiorazione prevista per gli acquisti diretti, spalmandola sui canoni nel corso della durata contrattuale.


Per massimizzare il beneficio fiscale, è consigliabile:

1. Verificare l’eleggibilità del bene: il macchinario o software deve rientrare negli allegati A o B e deve essere interconnesso ai sistemi aziendali per poter essere classificato come bene 4.0 .

2. Predisporre la documentazione: occorre conservare l’ordine, le conferme del venditore e il pagamento dell’acconto del 20 % entro le scadenze.  È inoltre previsto l’obbligo di trasmettere al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) una comunicazione preventiva e una successiva al completamento dell’investimento, come già avviene per i crediti d’imposta .

3. Coordinarsi con la Nuova Sabatini: l’iper‑ammortamento è cumulabile con i contributi in conto interessi della Nuova Sabatini, a condizione che il cumulo non superi il costo complessivo del bene .  Per le PMI che ricorrono al leasing, la combinazione di maxi‑deduzione e contributo Sabatini può ridurre sensibilmente il costo reale dell’investimento.


Perché conviene e a chi si rivolge


L’iper‑ammortamento favorisce soprattutto le aziende che hanno utili capienti da compensare e che intendono investire in tecnologie abilitanti: robotica collaborativa, machine learning, cybersecurity, realtà aumentata, macchine utensili interconnesse e infrastrutture 5G sono alcuni esempi di beni agevolabili .  Grazie alla maggiore certezza delle aliquote e all’orizzonte temporale pluriennale (fino a fine settembre 2028), le imprese possono pianificare investimenti di lungo periodo senza la paura di perdere l’incentivo.


Per chi opera nel leasing, il consiglio è di strutturare offerte che evidenzino il risparmio fiscale generato dalla maxi‑deduzione e di affiancare il cliente nella certificazione tecnica e nelle comunicazioni obbligatorie.  Un approccio consulenziale, che integri tecnologia e sostenibilità, renderà più facile spiegare ai clienti il vantaggio competitivo derivante dall’iper‑ammortamento.


Conclusioni


La reintroduzione dell’iper‑ammortamento segna un ritorno a strumenti più semplici e immediati per stimolare gli investimenti.  Con aliquote fino al 180 % e la possibilità di sfruttare il beneficio anche tramite leasing, le imprese potranno dotarsi di macchinari e software avanzati riducendo sensibilmente l’imponibile.  È essenziale, però, pianificare per tempo gli ordini e predisporre la documentazione, al fine di rispettare i requisiti normativi e non perdere un’opportunità che potrebbe non ripresentarsi a breve.


Maggiorazioni green: incentivi rafforzati per la transizione ecologica


Accanto alle aliquote “standard”, la Legge di Bilancio 2026 introduce una versione potenziata dell’iper‑ammortamento per investimenti che conseguano un risparmio energetico tangibile.  Questa maggiorazione – spesso definita green – nasce con l’obiettivo di allineare gli incentivi fiscali al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e agli obiettivi europei di neutralità climatica.


Cosa rientra nella categoria “green”


Secondo il dossier di Vitale Associati, sono considerati investimenti green quelli rivolti a beni materiali e immateriali che producono energia da fonti rinnovabili o migliorano l’efficienza energetica del processo produttivo.  Per accedere alle aliquote potenziate occorre dimostrare:

• una riduzione dei consumi energetici del sito produttivo pari o superiore al 3 %, oppure

• una riduzione dei consumi energetici specifici dei processi interessati pari o superiore al 5 %.


I beni devono inoltre essere interconnessi ai sistemi aziendali e sono richieste certificazioni rilasciate da un organismo autorizzato che attesti il risparmio energetico conseguito.  Questo requisito mira a evitare abusi e ad orientare le imprese verso investimenti realmente sostenibili.


Aliquote rafforzate


Per gli investimenti che rispettano i criteri di efficienza energetica, la norma prevede aliquote più elevate rispetto alla scala standard.  In particolare, le maggiorazioni sono:

• 220 % di maggiorazione per la parte di investimento fino a 2,5 milioni di euro;

• 140 % per la quota compresa fra 2,5 e 10 milioni di euro;

• 90 % per la parte compresa fra 10 e 20 milioni di euro.


Queste percentuali permettono di dedurre dal reddito un costo fiscalmente riconosciuto oltre il doppio del prezzo di acquisto.  Per un impianto da 1 milione di euro che genera un risparmio energetico conforme, l’azienda potrà ammortizzare un importo di 3,2 milioni (1 milione × (1 + 220 %)).  Un risparmio significativo che, grazie al leasing, può essere ripartito sui canoni versati.


Requisiti e procedure


Oltre alla dimostrazione del risparmio energetico, gli investimenti green devono rispettare i requisiti previsti per l’iper‑ammortamento standard: beni nuovi, prodotti nell’UE/SEE, interconnessione ai sistemi aziendali e comunicazioni al MIMIT.  La certificazione del risparmio energetico deve essere rilasciata da soggetti accreditati e allegata alla documentazione che accompagna il bene.


È consigliabile coinvolgere consulenti specializzati per:

1. Valutare l’effettivo risparmio energetico ex ante, simulando l’impatto dell’investimento sul fabbisogno energetico aziendale.

2. Selezionare beni idonei: pompe di calore ad alta efficienza, macchine utensili a recupero di energia, sistemi di accumulo, software di gestione energetica e impianti fotovoltaici integrati.

3. Gestire le certificazioni: il certificatore deve attestare non solo la riduzione dei consumi, ma anche il rispetto dei parametri di interconnessione e di monitoraggio.


Implicazioni per il leasing e la filiera


Le aliquote green rendono particolarmente conveniente il leasing operativo di impianti ad alta efficienza.  I fornitori di macchinari “green” possono strutturare pacchetti che includano la consulenza energetica e la certificazione, mentre i broker di leasing possono differenziare l’offerta in base alle soglie d’investimento.  La comunicazione del risparmio energetico ottenuto diventa un argomento di marketing per attrarre clienti attenti alla sostenibilità.


Va ricordato che, durante l’iter parlamentare, alcune versioni del disegno di legge ipotizzavano la cancellazione delle maggiorazioni green .  La norma definitiva, però, conferma la volontà di premiare gli investimenti che riducono i consumi energetici e sostiene la transizione ecologica.  Restano possibili ulteriori chiarimenti con i decreti attuativi: per questo è utile monitorare le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e del MIMIT.


Conclusioni


Le maggiorazioni green rappresentano un incentivo potente per orientare gli investimenti verso la sostenibilità.  Con aliquote fino al 220 %, le aziende che installano impianti e software ad alta efficienza possono ridurre il carico fiscale e contemporaneamente abbattere la bolletta energetica.  L’integrazione con il leasing permette di diluire l’onere finanziario, mentre la certificazione del risparmio energetico assicura trasparenza e coerenza con gli obiettivi ambientali del Paese.  Chi opera nel settore del leasing strumentale ha quindi l’opportunità di diventare partner della transizione ecologica, offrendo non solo beni ma anche competenze e servizi per cogliere al meglio questo incentivo.



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Finanza urgente: un percorso semplice (e realistico) per sbloccare liquidità in azienda

Quando un imprenditore cerca finanza urgente, di solito non lo fa “per scelta”: lo fa perché la cassa non è più comoda. Un incasso slitta, una scadenza arriva prima del previsto, oppure si accumulano uscite ravvicinate. In questi casi serve un percorso semplice: capire il fabbisogno reale, preparare i documenti minimi e scegliere il canale più adatto.



1) Prima verità: non ti serve “un prestito”, ti serve governare la cassa



La finanza urgente funziona meglio se prima metti ordine sulla cassa. Il primo passo è costruire un piano di cassa essenziale su 8–13 settimane, anche su un foglio.


Tre elementi da segnare con precisione:


  • Incassi attesi e date (quando entrano davvero).

  • Pagamenti e date (fornitori, IVA, contributi, canoni, stipendi).

  • Voci che assorbono liquidità (magazzino, lavori in corso, crediti).



Questo passaggio serve per definire il fabbisogno: quanto ti serve, quando ti serve e per quanto tempo. Senza questa base, la richiesta di finanza rischia di essere poco credibile o sovradimensionata.



2) KPI e rating: cosa guarda chi deve dirti sì (e come lo migliori)



Chi eroga finanza guarda soprattutto la sostenibilità: la capacità di rientrare e la stabilità dei flussi. In pratica valuta numeri, andamento e coerenza tra richiesta e situazione aziendale.


Cose che aiutano in modo concreto:


  • Ridurre irregolarità e sconfinamenti: la continuità dei comportamenti conta.

  • Presentare un prospetto di cassa: dimostra controllo e pianificazione.

  • Spiegare eventuali anomalie: un ritardo di un cliente, un investimento una tantum, un picco stagionale.



Oltre ai numeri di bilancio, conta anche la “storia” che emerge dalle banche dati creditizie. Per questo è utile sapere cosa risulta su impresa e titolari prima di avviare una richiesta.



3) Quando è (quasi) impossibile ottenere finanza urgente



Esistono situazioni in cui ottenere finanza in tempi rapidi diventa molto difficile o possibile solo a condizioni poco sostenibili. Alcuni casi tipici:


  • Presenza di sofferenze o posizioni deteriorate rilevanti.

  • Procedure o contenziosi che mettono in dubbio la continuità aziendale.

  • Bilanci molto compromessi senza un piano credibile.



In questi casi, il punto non è “trovare qualcuno che eroga comunque”, ma scegliere una strategia sostenibile: spesso serve prima mettere in sicurezza la posizione e poi lavorare sulla finanziabilità.



4) La raccolta documentale minima che accelera davvero



La velocità dipende molto da quanto la documentazione è completa. In urgenza, il problema più comune è perdere tempo con integrazioni continue.


Documenti minimi indispensabili:


  • Visura camerale

  • Documenti d’identità

  • Ultime due dichiarazioni dei redditi o bilanci

  • Provvisorio dell’ultima annualità non ancora depositata (situazione contabile aggiornata)



Se questi documenti sono pronti, la valutazione diventa più rapida e la pratica è più gestibile.



5) Controlla cosa risulta su di te (prima che lo facciano gli altri)



Per accelerare, è utile verificare autonomamente i dati disponibili nelle banche dati. Questo riduce il rischio di scoprire problemi a metà percorso.


Link utili:


  1. Centrale dei Rischi (Banca d’Italia – accesso SPID)

    https://registration.bancaditalia.it/newRegistration/access/loginSpid.action?resource_url=https%253A%252F%252Farteweb.bancaditalia.it%252Farteweb-fe-web%252FreservedArea%252Fcr&loginError=

  2. SIC (CTC online)

    https://consumatore.ctconline.it/sic



Questa verifica serve per capire se ci sono segnalazioni, esposizioni o elementi che possono rallentare o bloccare la richiesta.



6) I canali: veloce vs economico (e cosa conviene in urgenza)



In finanza urgente c’è quasi sempre un compromesso tra tempi e costo. I canali principali si possono leggere così:


  • Fintech: spesso più veloci, ma in genere più costose e più selettive.

  • Banche locali già conosciute: possono valorizzare la relazione, ma spesso sono più lente nei processi.

  • Banche tradizionali tramite mediatore: in molti casi risultano più veloci perché la pratica arriva già ordinata e completa.



La scelta non va fatta “a sensazione”. Va fatta in base a documenti disponibili, profilo creditizio, urgenza e sostenibilità.



7) La leva spesso sottovalutata: liquidità con leaseback operativo



Se l’azienda possiede beni strumentali già in uso e presenti nel libro cespiti, una soluzione possibile è il leaseback (sale & lease back). Funziona così:


  • l’azienda vende il bene a una società di leasing,

  • ottiene liquidità,

  • continua a usare il bene pagando un canone.



È una strada utile quando serve liquidità senza interrompere l’operatività. Va valutata caso per caso, in base al tipo di bene, al valore e alla sostenibilità del canone.



8) Se la P.IVA non si finanzia: valutazione su codice fiscale (ultima istanza)



Se non è possibile finanziare la partita IVA, si può valutare una soluzione su codice fiscale tramite partner che erogano prestiti personali. È un’opzione di ultima istanza e va gestita con attenzione, perché trasferisce l’impegno direttamente sulla persona.


La regola pratica è verificare che la rata sia sostenibile anche in uno scenario prudente (incassi in ritardo, mesi difficili). Se non lo è, la soluzione rischia di diventare un problema aggiuntivo.




Box pratico: cosa fare domani mattina



  1. Scrivi un piano di cassa su 8–13 settimane.

  2. Prepara la documentazione minima (visura, ID, ultime due annualità, provvisorio).

  3. Controlla Centrale dei Rischi / SIC con i link indicati.

  4. Scegli il canale (fintech / banca relazione / banca tramite mediatore) in base a urgenza e costo.

  5. Valuta il leaseback se hai beni a cespite e ti serve liquidità senza fermarti.




Errori tipici da evitare



  • Chiedere un importo senza spiegare fabbisogno e rientro.

  • Mandare documenti in modo incompleto o a più riprese.

  • Ignorare segnalazioni o informazioni presenti nelle banche dati.




Takeaway finale



La finanza urgente si ottiene più facilmente quando la richiesta è ordinata: fabbisogno chiaro, documenti pronti, canale adatto e sostenibilità dimostrabile. Se serve, MCF può valutare più alternative e scegliere il percorso più compatibile con tempi e situazione.



FAQ



Quanto ci vuole davvero? Dipende da documenti, profilo e canale. Con documentazione completa si accelera.

Fintech conviene? Se la priorità è il tempo e il costo è sostenibile.

Il leaseback su usato si può fare? Spesso sì, se il bene è tracciabile e valorizzabile, ma va valutato caso per caso.


Fonti: indicazioni operative su accesso a Centrale dei Rischi e SIC e principi generali di valutazione creditizia, KPI e leaseback.

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Nuova Sabatini e crediti d’imposta ZES/ZLS: come aggiornare (davvero) la strategia investimenti 2026 per le PMI

Se hai in programma di comprare macchinari, attrezzature o tecnologia per far crescere la tua azienda, il 2026 parte con una notizia concreta: la “Nuova Sabatini” ha risorse rifinanziate e, allo stesso tempo, restano in campo i crediti d’imposta legati alle aree agevolate (ZES e ZLS). Il punto, però, non è “sapere che esistono”: è capire come si incastrano con il leasing, quali imprese possono beneficiarne e come evitare l’errore più comune, cioè muoversi tardi e dover rifare i conti a investimento già deciso.


Che cosa cambia nel 2026: quadro rapido e senza fumo

La Nuova Sabatini è una misura del MIMIT pensata per facilitare l’accesso al credito delle PMI che investono in beni strumentali, sia acquistati sia acquisiti in leasing. È un incentivo “finanziario”, perché si traduce in un contributo calcolato sugli interessi convenzionali del finanziamento/leasing. Il MIMIT lo indica esplicitamente: la misura sostiene l’acquisto o l’acquisizione in leasing di macchinari, impianti, attrezzature, hardware e anche software/tecnologie digitali. 


Sul fronte territoriale, il credito d’imposta ZES Unica viene esteso agli anni 2026, 2027 e 2028, con investimenti agevolabili dal 1° gennaio 2026 al 15 novembre 2028 e limiti di spesa annuali indicati nei dossier parlamentari. 

Per le ZLS, la legge di bilancio 2026 conferma un credito d’imposta dedicato alle imprese che operano o si insediano in queste aree, con un limite di spesa annuo (indicazione sempre nei dossier). 


Nuova Sabatini: perché è utile (soprattutto se fai leasing)

La Sabatini è spesso raccontata come “sconto sugli interessi”, e in sostanza è così: il contributo è calcolato su un piano di ammortamento convenzionale quinquennale, con tassi di riferimento (per esempio 2,75% per investimenti ordinari e 3,575% per 4.0/green, secondo le FAQ MIMIT). 

La parte che interessa davvero chi fa investimenti operativi è questa: il beneficio è disponibile anche quando l’azienda acquisisce il bene tramite leasing, non solo quando lo compra con finanziamento bancario tradizionale. 


In pratica, se una PMI vuole aggiornare un centro di lavoro, un impianto, un parco macchine o una linea produttiva, il leasing resta uno strumento naturale (per cassa e pianificazione) e la Sabatini diventa un acceleratore che riduce il “costo finanziario” complessivo dell’operazione.


ZES e ZLS: quando il credito d’imposta diventa un vantaggio reale

Qui la logica cambia: non stai abbattendo il costo degli interessi, stai ottenendo un credito d’imposta commisurato agli investimenti, ma solo se l’impresa è localizzata (o si insedia) nelle aree ammesse e rispetta regole e finestre operative.


Per la ZES Unica, l’Agenzia delle Entrate spiega il perimetro dell’agevolazione e chiarisce anche un punto pratico importante: il credito è cumulabile nei limiti delle spese effettivamente sostenute e con altre misure agevolative, con le condizioni previste dalla disciplina. 

La legge di bilancio 2026, come riportato nei dossier, estende la misura al triennio 2026–2028 e definisce i tetti di spesa annuali. 


Per le ZLS, esiste un credito d’imposta annuale con tempistiche e comunicazioni dedicate (Agenzia delle Entrate e portale incentivi riportano l’impostazione per l’annualità 2025; per il 2026 conviene tenere monitorati provvedimenti e finestre aggiornate). 


La domanda chiave per una PMI non è “ZES o Sabatini?”, ma “posso costruire un percorso che massimizzi l’investimento senza stressare cassa e senza sbagliare il timing delle richieste?”.


Cumulo Sabatini + ZES/ZLS: si può, ma con regole chiare

Qui serve un messaggio semplice e prudente: la Nuova Sabatini è cumulabile con altri aiuti di Stato a condizione di non superare le intensità massime previste dalle regole applicabili. 

Dal lato ZES, la cumulabilità è prevista entro condizioni e limiti (spese effettive, intensità, disciplina UE di riferimento). 


Tradotto in lingua “da imprenditore”: spesso il cumulo è possibile, ma non si improvvisa. Va impostato prima di firmare ordini e contratti, perché il modo in cui strutturi investimento, preventivi, contratti di leasing e cronoprogramma può fare la differenza tra incentivo utilizzabile e incentivo “sulla carta”.


Come aggiornare le offerte MCF per PMI in ZES/ZLS (cosa comunicare ai clienti)

Se stai parlando con una PMI localizzata in ZES Unica o in un’area ZLS, la comunicazione commerciale più utile non è “abbiamo l’incentivo”, ma “ti costruiamo il percorso giusto tra investimento, leasing e tempi”. Tre messaggi devono passare chiari.


Primo: la Nuova Sabatini può supportare l’investimento anche se il bene viene acquisito in leasing, quindi non stai scegliendo tra agevolazione e strumento finanziario: puoi usare il leasing e, se ci sono i requisiti, ottenere anche il contributo. 

Secondo: se sei in ZES Unica, il 2026 è un anno “buono” per pianificare investimenti perché la misura è estesa al 2026–2028 (con regole e tetti annuali), ma la gestione delle comunicazioni e delle finestre è parte dell’operazione, non un dettaglio. 

Terzo: per le ZLS vale lo stesso approccio “a calendario”: le annualità hanno finestre operative e serve prepararsi per tempo, evitando di arrivare a ridosso delle scadenze con documenti incompleti. 


Il risultato pratico è che MCF può presentarsi come “cassa di risonanza” di tutte le alternative: leasing per i beni strumentali, Sabatini per ridurre il costo finanziario, e ZES/ZLS per valorizzare la localizzazione dell’impresa quando c’è diritto al credito d’imposta.


Fonti

MIMIT – Nuova Sabatini (beni strumentali, anche in leasing) e FAQ su calcolo/cumulo. 

MEF e dossier parlamentari legge di bilancio 2026 (estensione credito ZES Unica 2026–2028; credito ZLS). 

Agenzia delle Entrate – pagine operative su credito ZES (cumulabilità) e ZLS (modalità/finestre per annualità). 



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Come funaziona l'Iper‑ammortamento nel 2026

Iper‑ammortamento leasing: guida alla maxi‑deduzione 2026


Nel quadro della nuova Legge di Bilancio 2026, il governo italiano ha scelto di abbandonare i crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 e di reintrodurre un meccanismo ben noto alle imprese: l’iper‑ammortamento.  Questo strumento consente di maggiorare il costo di acquisizione di beni strumentali nuovi ai fini fiscali, aumentando quindi la quota di ammortamento deducibile.  La misura, che torna in una versione aggiornata e pluriennale, è pensata per accelerare gli investimenti in digitalizzazione e trasformazione ecologica e si applica anche agli asset acquistati tramite leasing finanziario .


Cosa cambia rispetto ai crediti d’imposta


Con la manovra 2026 viene meno la complessa logica dei crediti d’imposta 4.0/5.0: l’impresa, anziché maturare un credito fiscale da spendere in compensazione, potrà dedurre una quota maggiorata del costo dell’investimento direttamente dal reddito.  Questo comporta un risparmio immediato sulle imposte (IRES/IRPEF) e rende più semplice la gestione contabile.  La legge prevede che l’iper‑ammortamento spetti per investimenti effettuati dal 1 gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con la condizione che gli ordini siano accettati e che sia versato un acconto di almeno il 20 % entro la fine del periodo .


Aliquote e tetti di investimento


Per gli investimenti “standard” in beni 4.0 – ossia macchinari, impianti e software indicati negli allegati A e B della legge – l’iper‑ammortamento è scalare: la maggiorazione diminuisce al crescere del valore totale degli acquisti.  La bozza della manovra prevede le seguenti aliquote, confermate da un dossier di Vitale Associati:

• 180 % di maggiorazione per la quota d’investimento fino a 2,5 milioni di euro;

• 100 % di maggiorazione per la parte compresa tra 2,5 e 10 milioni di euro;

• 50 % di maggiorazione per la parte compresa tra 10 e 20 milioni di euro.


Queste percentuali rappresentano l’incremento da applicare al costo storico ai fini fiscali: per esempio, un macchinario da 1 milione di euro iscritto a bilancio potrà essere ammortizzato come se costasse 2,8 milioni (1 milione × (1 + 180 %)).  Considerando l’aliquota IRES del 24 %, i tecnici stimano un risparmio fiscale equivalente a circa il 43,2 % della spesa per la fascia fino a 2,5 milioni , che scende al 24 % e 12 % rispettivamente per le fasce successive.


È importante notare che l’iper‑ammortamento non si applica oltre i 20 milioni per singolo investimento e non è cumulabile con i vecchi crediti d’imposta per gli stessi beni.  La norma richiede inoltre che i beni siano nuovi e prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo; sono esclusi personal computer, tablet, smartphone e altre periferiche d’uso generico .


Leasing e noleggio operativo: opportunità per le imprese


Uno degli elementi più rilevanti per gli operatori del leasing è l’estensione dell’iper‑ammortamento anche ai beni acquisiti tramite locazione finanziaria.  Fisco e Tasse chiarisce che la maxi‑deduzione può essere fruita dal locatario in relazione alle quote di ammortamento calcolate sul valore normale del bene e alla quota capitale dei canoni versati  .  In pratica, le imprese che scelgono il leasing potranno beneficiare della stessa maggiorazione prevista per gli acquisti diretti, spalmandola sui canoni nel corso della durata contrattuale.


Per massimizzare il beneficio fiscale, è consigliabile:

1. Verificare l’eleggibilità del bene: il macchinario o software deve rientrare negli allegati A o B e deve essere interconnesso ai sistemi aziendali per poter essere classificato come bene 4.0 .

2. Predisporre la documentazione: occorre conservare l’ordine, le conferme del venditore e il pagamento dell’acconto del 20 % entro le scadenze.  È inoltre previsto l’obbligo di trasmettere al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) una comunicazione preventiva e una successiva al completamento dell’investimento, come già avviene per i crediti d’imposta .

3. Coordinarsi con la Nuova Sabatini: l’iper‑ammortamento è cumulabile con i contributi in conto interessi della Nuova Sabatini, a condizione che il cumulo non superi il costo complessivo del bene .  Per le PMI che ricorrono al leasing, la combinazione di maxi‑deduzione e contributo Sabatini può ridurre sensibilmente il costo reale dell’investimento.


Perché conviene e a chi si rivolge


L’iper‑ammortamento favorisce soprattutto le aziende che hanno utili capienti da compensare e che intendono investire in tecnologie abilitanti: robotica collaborativa, machine learning, cybersecurity, realtà aumentata, macchine utensili interconnesse e infrastrutture 5G sono alcuni esempi di beni agevolabili .  Grazie alla maggiore certezza delle aliquote e all’orizzonte temporale pluriennale (fino a fine settembre 2028), le imprese possono pianificare investimenti di lungo periodo senza la paura di perdere l’incentivo.


Per chi opera nel leasing, il consiglio è di strutturare offerte che evidenzino il risparmio fiscale generato dalla maxi‑deduzione e di affiancare il cliente nella certificazione tecnica e nelle comunicazioni obbligatorie.  Un approccio consulenziale, che integri tecnologia e sostenibilità, renderà più facile spiegare ai clienti il vantaggio competitivo derivante dall’iper‑ammortamento.


Conclusioni


La reintroduzione dell’iper‑ammortamento segna un ritorno a strumenti più semplici e immediati per stimolare gli investimenti.  Con aliquote fino al 180 % e la possibilità di sfruttare il beneficio anche tramite leasing, le imprese potranno dotarsi di macchinari e software avanzati riducendo sensibilmente l’imponibile.  È essenziale, però, pianificare per tempo gli ordini e predisporre la documentazione, al fine di rispettare i requisiti normativi e non perdere un’opportunità che potrebbe non ripresentarsi a breve.


Maggiorazioni green: incentivi rafforzati per la transizione ecologica


Accanto alle aliquote “standard”, la Legge di Bilancio 2026 introduce una versione potenziata dell’iper‑ammortamento per investimenti che conseguano un risparmio energetico tangibile.  Questa maggiorazione – spesso definita green – nasce con l’obiettivo di allineare gli incentivi fiscali al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e agli obiettivi europei di neutralità climatica.


Cosa rientra nella categoria “green”


Secondo il dossier di Vitale Associati, sono considerati investimenti green quelli rivolti a beni materiali e immateriali che producono energia da fonti rinnovabili o migliorano l’efficienza energetica del processo produttivo.  Per accedere alle aliquote potenziate occorre dimostrare:

• una riduzione dei consumi energetici del sito produttivo pari o superiore al 3 %, oppure

• una riduzione dei consumi energetici specifici dei processi interessati pari o superiore al 5 %.


I beni devono inoltre essere interconnessi ai sistemi aziendali e sono richieste certificazioni rilasciate da un organismo autorizzato che attesti il risparmio energetico conseguito.  Questo requisito mira a evitare abusi e ad orientare le imprese verso investimenti realmente sostenibili.


Aliquote rafforzate


Per gli investimenti che rispettano i criteri di efficienza energetica, la norma prevede aliquote più elevate rispetto alla scala standard.  In particolare, le maggiorazioni sono:

• 220 % di maggiorazione per la parte di investimento fino a 2,5 milioni di euro;

• 140 % per la quota compresa fra 2,5 e 10 milioni di euro;

• 90 % per la parte compresa fra 10 e 20 milioni di euro.


Queste percentuali permettono di dedurre dal reddito un costo fiscalmente riconosciuto oltre il doppio del prezzo di acquisto.  Per un impianto da 1 milione di euro che genera un risparmio energetico conforme, l’azienda potrà ammortizzare un importo di 3,2 milioni (1 milione × (1 + 220 %)).  Un risparmio significativo che, grazie al leasing, può essere ripartito sui canoni versati.


Requisiti e procedure


Oltre alla dimostrazione del risparmio energetico, gli investimenti green devono rispettare i requisiti previsti per l’iper‑ammortamento standard: beni nuovi, prodotti nell’UE/SEE, interconnessione ai sistemi aziendali e comunicazioni al MIMIT.  La certificazione del risparmio energetico deve essere rilasciata da soggetti accreditati e allegata alla documentazione che accompagna il bene.


È consigliabile coinvolgere consulenti specializzati per:

1. Valutare l’effettivo risparmio energetico ex ante, simulando l’impatto dell’investimento sul fabbisogno energetico aziendale.

2. Selezionare beni idonei: pompe di calore ad alta efficienza, macchine utensili a recupero di energia, sistemi di accumulo, software di gestione energetica e impianti fotovoltaici integrati.

3. Gestire le certificazioni: il certificatore deve attestare non solo la riduzione dei consumi, ma anche il rispetto dei parametri di interconnessione e di monitoraggio.


Implicazioni per il leasing e la filiera


Le aliquote green rendono particolarmente conveniente il leasing operativo di impianti ad alta efficienza.  I fornitori di macchinari “green” possono strutturare pacchetti che includano la consulenza energetica e la certificazione, mentre i broker di leasing possono differenziare l’offerta in base alle soglie d’investimento.  La comunicazione del risparmio energetico ottenuto diventa un argomento di marketing per attrarre clienti attenti alla sostenibilità.


Va ricordato che, durante l’iter parlamentare, alcune versioni del disegno di legge ipotizzavano la cancellazione delle maggiorazioni green .  La norma definitiva, però, conferma la volontà di premiare gli investimenti che riducono i consumi energetici e sostiene la transizione ecologica.  Restano possibili ulteriori chiarimenti con i decreti attuativi: per questo è utile monitorare le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e del MIMIT.


Conclusioni


Le maggiorazioni green rappresentano un incentivo potente per orientare gli investimenti verso la sostenibilità.  Con aliquote fino al 220 %, le aziende che installano impianti e software ad alta efficienza possono ridurre il carico fiscale e contemporaneamente abbattere la bolletta energetica.  L’integrazione con il leasing permette di diluire l’onere finanziario, mentre la certificazione del risparmio energetico assicura trasparenza e coerenza con gli obiettivi ambientali del Paese.  Chi opera nel settore del leasing strumentale ha quindi l’opportunità di diventare partner della transizione ecologica, offrendo non solo beni ma anche competenze e servizi per cogliere al meglio questo incentivo.



Altro

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Agevolazioni Fiscali


Questo documento rappresenta il Codice Etico di Mediocredito Facile, redatto in conformità ai più alti standard di Governance e ai sensi del D.lgs. 231/01. È concepito per essere pubblicato sulla pagina blog ufficiale come guida per tutti i portatori di interesse.

CODICE ETICO: Mediocredito Facile

1. PREMESSA


Mediocredito Facile (P.IVA 01253850299) è una realtà operante nel settore della mediazione creditizia, la cui proprietà intellettuale fa capo ad Alberto Amà1. Il presente Codice Etico costituisce normativa aziendale e rappresenta uno strumento di Governance essenziale del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC)2.




Il Codice incarna i principi di deontologia e le regole di condotta che l'azienda, gli organi di amministrazione e tutte le persone dell'organizzazione devono adottare in ogni attività e rapporto, con l'obiettivo di prevenire comportamenti illeciti e lesivi dei valori aziendali3.



2. OBIETTIVI E DESTINATARI

Obiettivi principali


  • Standard di condotta: Stabilire guide chiare per il comportamento etico e professionale4.




  • Responsabilizzazione: Indicare chiaramente ai collaboratori i valori da rispettare5.




  • Sostenibilità: Promuovere uno sviluppo economico socialmente ed eticamente responsabile6.



Destinatari

Il Codice si applica obbligatoriamente a:

  1. Amministratori, dirigenti e dipendenti di Mediocredito Facile7.



  2. Collaboratori, consulenti e partner commerciali (tramite apposite clausole contrattuali)8.



  3. Chiunque operi in nome o per conto dell'azienda9.



3. VALORI FONDAMENTALI

L'azione di Mediocredito Facile si fonda sui seguenti pilastri10:




  • Legalità: Rispetto rigoroso di leggi, norme e regolamenti vigenti11111111.





  • Integrità: Onestà personale e correttezza nei rapporti interni ed esterni12121212.





  • Trasparenza: Accuratezza e veridicità dei dati verso clienti, banche e istituzioni13131313.





  • Valorizzazione delle persone: Impegno a tutelare la salute, la sicurezza e la crescita professionale dei lavoratori14141414.




4. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

4.1 Rapporti con il Mercato e i Clienti

Nella sua attività di mediazione, Mediocredito Facile opera con professionalità e onorabilità15.




  • Indipendenza: I collaboratori assicurano imparzialità nel rapporto tra banche e clientela potenziale16.




  • Adeguatezza: Sono offerti ai clienti prodotti conformi alle loro reali esigenze e al target market di riferimento17.




  • Concorrenza leale: Si rifiuta ogni pratica commerciale illecita o accordo che possa alterare la libera concorrenza18.



4.2 Conflitto di Interessi

Ogni situazione in cui gli interessi personali possano contrastare con quelli aziendali deve essere evitata19191919. Qualora un destinatario si trovi in una situazione di conflitto, anche solo potenziale, deve darne immediata comunicazione alla direzione20.





4.3 Tutela della Privacy e Sicurezza dei Dati

Mediocredito Facile garantisce che il trattamento dei dati personali (di clienti, dipendenti e partner) avvenga nel rispetto dei principi di liceità, correttezza e minimizzazione previsti dal GDPR (Regolamento UE 2016/679)21212121.




5. NORMATIVE SPECIALI E PREVENZIONE REATI

5.1 Anticorruzione e Antiriciclaggio

È fatto espresso divieto di offrire o promettere denaro o altre utilità a pubblici ufficiali o privati per ottenere vantaggi indebiti22. L'azienda applica rigorose procedure per prevenire fenomeni di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, segnalando ogni operazione sospetta alle autorità competenti23232323.





5.2 Sicurezza Informatica e Diritto d'Autore

Gli strumenti informatici aziendali devono essere utilizzati esclusivamente per fini lavorativi, evitando condotte che possano danneggiare l'immagine dell'azienda o violare licenze software e diritti d'autore242424242424242424.





5.3 Tutela dell'Ambiente

Mediocredito Facile integra la tutela ambientale nei propri obiettivi di business, promuovendo il risparmio energetico e la riduzione dei rifiuti25252525.




6. ATTUAZIONE E VIGILANZA

Segnalazioni (Whistleblowing)

Chiunque venga a conoscenza di violazioni del presente Codice o di condotte illecite può effettuare una segnalazione riservata26.



  • Canale Email: info@mediocreditofacile.com

  • Sede: Viale Risorgimento n.9, 45011 Adria (RO)

L'azienda garantisce la tutela del segnalante da qualsiasi forma di ritorsione o discriminazione27.



Sanzioni

La violazione delle norme del Codice Etico costituisce inadempimento contrattuale e può comportare l'applicazione di sanzioni disciplinari (per i dipendenti) o la risoluzione del rapporto (per i terzi), nel rispetto dei principi di proporzionalità28282828.




Riferimenti Aziendali:

Mediocredito Facile

Proprietà Intellettuale: Alberto Amà

P.IVA: 01253850299

Sede: Viale Risorgimento n.9, 45011 Adria (RO)

Email: info@mediocreditofacile.com


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1. PREMESSA


Mediocredito Facile (P.IVA 01253850299) è una realtà operante nel settore della mediazione creditizia, la cui proprietà intellettuale fa capo ad Alberto Amà1. Il presente Codice Etico costituisce normativa aziendale e rappresenta uno strumento di Governance essenziale del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOGC)2.




Il Codice incarna i principi di deontologia e le regole di condotta che l'azienda, gli organi di amministrazione e tutte le persone dell'organizzazione devono adottare in ogni attività e rapporto, con l'obiettivo di prevenire comportamenti illeciti e lesivi dei valori aziendali3.



2. OBIETTIVI E DESTINATARI

Obiettivi principali


  • Standard di condotta: Stabilire guide chiare per il comportamento etico e professionale4.




  • Responsabilizzazione: Indicare chiaramente ai collaboratori i valori da rispettare5.




  • Sostenibilità: Promuovere uno sviluppo economico socialmente ed eticamente responsabile6.



Destinatari

Il Codice si applica obbligatoriamente a:

  1. Amministratori, dirigenti e dipendenti di Mediocredito Facile7.



  2. Collaboratori, consulenti e partner commerciali (tramite apposite clausole contrattuali)8.



  3. Chiunque operi in nome o per conto dell'azienda9.



3. VALORI FONDAMENTALI

L'azione di Mediocredito Facile si fonda sui seguenti pilastri10:




  • Legalità: Rispetto rigoroso di leggi, norme e regolamenti vigenti11111111.





  • Integrità: Onestà personale e correttezza nei rapporti interni ed esterni12121212.





  • Trasparenza: Accuratezza e veridicità dei dati verso clienti, banche e istituzioni13131313.





  • Valorizzazione delle persone: Impegno a tutelare la salute, la sicurezza e la crescita professionale dei lavoratori14141414.




4. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

4.1 Rapporti con il Mercato e i Clienti

Nella sua attività di mediazione, Mediocredito Facile opera con professionalità e onorabilità15.




  • Indipendenza: I collaboratori assicurano imparzialità nel rapporto tra banche e clientela potenziale16.




  • Adeguatezza: Sono offerti ai clienti prodotti conformi alle loro reali esigenze e al target market di riferimento17.




  • Concorrenza leale: Si rifiuta ogni pratica commerciale illecita o accordo che possa alterare la libera concorrenza18.



4.2 Conflitto di Interessi

Ogni situazione in cui gli interessi personali possano contrastare con quelli aziendali deve essere evitata19191919. Qualora un destinatario si trovi in una situazione di conflitto, anche solo potenziale, deve darne immediata comunicazione alla direzione20.





4.3 Tutela della Privacy e Sicurezza dei Dati

Mediocredito Facile garantisce che il trattamento dei dati personali (di clienti, dipendenti e partner) avvenga nel rispetto dei principi di liceità, correttezza e minimizzazione previsti dal GDPR (Regolamento UE 2016/679)21212121.




5. NORMATIVE SPECIALI E PREVENZIONE REATI

5.1 Anticorruzione e Antiriciclaggio

È fatto espresso divieto di offrire o promettere denaro o altre utilità a pubblici ufficiali o privati per ottenere vantaggi indebiti22. L'azienda applica rigorose procedure per prevenire fenomeni di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, segnalando ogni operazione sospetta alle autorità competenti23232323.





5.2 Sicurezza Informatica e Diritto d'Autore

Gli strumenti informatici aziendali devono essere utilizzati esclusivamente per fini lavorativi, evitando condotte che possano danneggiare l'immagine dell'azienda o violare licenze software e diritti d'autore242424242424242424.





5.3 Tutela dell'Ambiente

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  • Sede: Viale Risorgimento n.9, 45011 Adria (RO)

L'azienda garantisce la tutela del segnalante da qualsiasi forma di ritorsione o discriminazione27.



Sanzioni

La violazione delle norme del Codice Etico costituisce inadempimento contrattuale e può comportare l'applicazione di sanzioni disciplinari (per i dipendenti) o la risoluzione del rapporto (per i terzi), nel rispetto dei principi di proporzionalità28282828.




Riferimenti Aziendali:

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1. PREMESSA


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Il Codice incarna i principi di deontologia e le regole di condotta che l'azienda, gli organi di amministrazione e tutte le persone dell'organizzazione devono adottare in ogni attività e rapporto, con l'obiettivo di prevenire comportamenti illeciti e lesivi dei valori aziendali3.



2. OBIETTIVI E DESTINATARI

Obiettivi principali


  • Standard di condotta: Stabilire guide chiare per il comportamento etico e professionale4.




  • Responsabilizzazione: Indicare chiaramente ai collaboratori i valori da rispettare5.




  • Sostenibilità: Promuovere uno sviluppo economico socialmente ed eticamente responsabile6.



Destinatari

Il Codice si applica obbligatoriamente a:

  1. Amministratori, dirigenti e dipendenti di Mediocredito Facile7.



  2. Collaboratori, consulenti e partner commerciali (tramite apposite clausole contrattuali)8.



  3. Chiunque operi in nome o per conto dell'azienda9.



3. VALORI FONDAMENTALI

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  • Legalità: Rispetto rigoroso di leggi, norme e regolamenti vigenti11111111.





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4. PRINCIPI DI COMPORTAMENTO

4.1 Rapporti con il Mercato e i Clienti

Nella sua attività di mediazione, Mediocredito Facile opera con professionalità e onorabilità15.




  • Indipendenza: I collaboratori assicurano imparzialità nel rapporto tra banche e clientela potenziale16.




  • Adeguatezza: Sono offerti ai clienti prodotti conformi alle loro reali esigenze e al target market di riferimento17.




  • Concorrenza leale: Si rifiuta ogni pratica commerciale illecita o accordo che possa alterare la libera concorrenza18.



4.2 Conflitto di Interessi

Ogni situazione in cui gli interessi personali possano contrastare con quelli aziendali deve essere evitata19191919. Qualora un destinatario si trovi in una situazione di conflitto, anche solo potenziale, deve darne immediata comunicazione alla direzione20.





4.3 Tutela della Privacy e Sicurezza dei Dati

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